Tre credenze buddiste che ti renderanno molto più felice

Non devi praticare yoga o seguire una dieta ayurvedica per beneficiare di tre credenze buddiste che ti sconvolgeranno il mondo e ti renderanno più felice.

Quindi indipendentemente dalle tue credenze, in questo articolo troverai tre potenti elementi della filosofia buddista che potrai incorporare ogni giorno affinché la tua vita possa volgere verso una direzione più felice.

3 credenze buddiste che ti porteranno ad essere più felice

  • Dukkha: la vita è dolorosa e provoca sofferenza

Secondo molte persone la filosofia buddista è negativa e troppo pessimistica.

Questo perché una delle sue credenze più famose può essere tradotta in “la vita è una sofferenza”.

Ma in realtà non sta dicendo che la nostra esistenza è dura e va affrontata, bensì che dovremmo riconoscere il dolore e la sofferenza.

Come puoi usare questa credenza buddista ogni giorno?

Non devi far altro che accettare che il dolore farà parte della tua vita.

Pratica l’accettazione di fronte al conflitto, smetti di attaccarti all’idea che la vita sia facile e priva di dispiaceri.

Abbraccia l’imperfezione, apri il tuo cuore all’incertezza e lascia andare questa convinzione sbagliata.

Gioia

  • Anitya: la vita è in costante mutamento

Anitya o impermanenza, significa che la vita così come la conosciamo è in costante mutamento.

E’ perciò impossibile replicare o tornare ad un momento appena trascorso.

Ogni giorno che passa le nostre cellule sono diverse, i nostri pensieri si sviluppano, la temperatura e la qualità dell’aria cambiano.

Tutto intorno a noi è diverso. Sempre.

Quando ci sentiamo particolarmente a disagio, il concetto di impermanenza può essere paradossalmente confortante.

In altre parole: se nulla è permanente, sappiamo che il nostro dolore passerà.

E’ anche vero che anche quando sperimentiamo la gioia, quest’idea può apparire incredibilmente stimolante.

Come puoi usare questa credenza buddista ogni giorno?

Celebra l’idea del cambiamento, accetta il concetto che tutto cambia continuamente.

Anche quando l’idea dell’impermanenza può sembrare spaventosa, ci aiuta ad apprezzare tutto ciò che stiamo vivendo nel presente.

Le nostre relazioni, il corpo, l’umore, la salute, il tempo.

E ancora le nostre scarpe preferite, il nostro lavoro, la nostra giovinezza e le nostre menti.

  • Anatma: il sé cambia sempre

L’ultima delle tre credenze buddiste, cosa vuole insegnarci?

La nostra cultura ci ha portato a credere che ci sia un “io” concreto e costante nascosto da qualche parte in noi.

È tra il nostro cuore e il fegato? O da qualche parte sconosciuta nel nostro cervello? Chissà!

Il buddismo, tuttavia, presume che non esista un “io” fisso e stabile.

In linea con Anitya (impermanenza), le nostre cellule, memorie, pensieri e narrazioni personali, cambiano nel tempo.

Certo, ognuno di noi possiede delle caratteristiche che usiamo per identificarci, per sentire un senso di “io”.

Nomi, lavoro e altri interessi.

Ma l’idea di un sé costante è un’altra storia che la nostra cultura ci ha raccontato.

È una storia che possiamo cambiare e quindi accettare l’idea che noi stessi possiamo cambiare, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo.

Come puoi usare questa credenza buddista ogni giorno?

Invece di concentrarci sul “ritrovare noi stessi”, dovremmo impegnarci sulla creazione del sé che desideriamo essere in ogni momento.

È possibile per noi essere e sentirci diversi oggi rispetto a come eravamo e ci siamo sentiti ieri.

Essere depressi oggi non significa che saremo depressi per sempre.

Possiamo perdonare gli altri e soprattutto possiamo perdonare noi stessi.

Una volta lasciato andare il nostro attaccamento all’idea del costante “io”, possiamo riposare più comodamente con il costante cambiamento presente in tutta la vita.

In ogni nuovo momento, noi stessi siamo nuovi.

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