Discussioni: impariamo ad uscirne vincitori. I consigli di Gandhi da mettere in pratica

Uscire vincitori  dalle discussioni mettendo in pratica gli insegnamenti della “Grande Anima”.

Le discussioni non sono apprezzate da tutti. Non lo sono per coloro che preferiscono i confronti pacati. Il vivere civile. L’armonia.

A volte sono però inevitabili e affrontarle nel modo giusto, permette di limitarne i disagi e i malesseri che possono provocare negli animi più sensibili.

“Perdere la pazienza significa perdere la battaglia.”

Discutere senza perdere la pazienza

Pensiamo non vi sia frase migliore per inquadrare il carattere e la tempra del Mahatma Gandhi, la ” Grande Anima” come amava definirlo Tagore.

Si, perché la vita di questo personaggio carismatico, colui che ha animato tante discussioni e scoperchiato verità che si credevano immutabili, è passato alla storia per la sua non violenza.

Un modo altrettanto forte di condurre le proprie battaglie portando avanti le proprie idee.

Rinunciando all’opzione estrema della guerra, ma tessendo la propria tela con pazienza e incrollabile fiducia.

È stato questo Gandhi!

Sulla sua vita circolano molti aneddoti, frutto anche di accese discussioni tra i suoi seguaci.

Si racconta, ad esempio, che durante gli studi a Londra, fu avvicinato da un professore durante la pausa pranzo.

L’uomo, con tono sprezzante, gli rivolse la parola dicendo: “Non  ho mai visto un maiale e un uccello mangiare insieme “.

Il Mahatma non si scompone, lo guardò sorridendo, e rispose: “Credo lei abbia ragione, per questo volo via”!

Il fine delle discussioni

Un principio cardine del pensiero del grande statista indiano é che il fine ultimo di ogni disputa, il sentiero principale da tenere bene a mente in tutte le discussioni, non è la vittoria fine a se stessa.

Il fine delle discussioni deve essere la crescita

È il miglioramento, soprattutto di se stessi, della propria gente, del mondo in generale.

Un chiodo fisso potremmo dire, che Gandhi ripeteva ad ogni piè sospinto ai suoi numerosi seguaci.

“Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo” – diceva spesso quel minuscolo gigante del pensiero non violento.

Per riuscire meglio in questo, consigliava i suoi adepti, quando si affrontano delle discussioni, di osservare gli interlocutori.

Cercare cioè di capire anche il punto di vista dell’avversario, o del concorrente, e non lasciarsi spingere, spesso con foga, dalla convinzione di avere tutte le verità in tasca.

Le guerre, pensava Gandhi, le combattono gli uomini che non sanno affrontare un dibattito serio, approfondito.

Che rifuggono il dialogo, anche animato, le discussioni serrate, capaci però di portare a passi in avanti.

In questo la forza mentale é più importante dei muscoli e della forza fisica.

Imparare a non cedere alle provocazioni

Non cedere alle provocazioni

E forti lo si diventa con un allenamento costante sulla propria persona, sul proprio carattere. Imparando, prima di tutto, a non cedere alle provocazioni.

“Voi occidentali avete l’ora, ma non avete mai il tempo”, affermava il leader indiano con l’immancabile sorriso, specificando come una qualità indispensabile, insieme alla pazienza, è la costanza.

La marcia lenta, ma continua, il non aver timore di perdere la battaglia, soprattutto quando si è in grado di non smarrire il proprio sentiero interiore.

Forse per questo, anche dopo accese discussioni, lo si vedeva tranquillo, sorridente.

Perché chi è realmente forte non ha paura di nascondere le proprie emozioni.

Proprio questo tratto del carattere aiuta a sviluppare empatia, a riconoscere la visione altrui.

È questo che anche nella più accesa delle discussioni, consente di trovare un punto in comune e, forse, una soluzione al problema.

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