Consumismo relazionale: le persone vanno amate, le cose vanno usate, ma avviene esattamente il contrario

Ogni giorno siamo sempre più immersi in un mondo virtuale, in cui ci connettiamo con gli altri, attraverso chat, messaggi, che non abbiamo più il tempo, nè il piacere di scambiare due chiacchiere con un amico, di fronte ad un caffè.

Abbiamo 1000 amici su Facebook, ma quando si tratta di dover fare una confidenza a qualcuno, siamo il più delle volte soli, vero?

Tutto questo non può che renderci infelici, insoddisfatti e farci vivere all’insegna di un consumismo relazionale.
Cosa significa questo?

Che non amiamo più le persone, ma le usiamo, proiettando su di loro le nostre abitudini.
Oggi giorno, non facciamo altro che buttare via tutto, persone comprese
E questo non succede mica a causa dei social, ma dell’errato uso che ne facciamo.

La domanda a questo punto sorge spontanea: cosa ci spinge a comportarci così?
Perchè non riusciamo più ad avere delle relazioni stabili, ma preferiamo nutrirci di rapporti effimeri?

Le ragioni potrebbero essere molte, eppure credo che alla base di tutto questo consumismo ci siamo sempre noi e le nostre ferite, non ancora guarite, evidentemente.
Ma soprattutto una mancanza di veri valori.

Al tempo dei nostri nonni, le cose non si buttavano via mai, forse perchè sapevano riconoscere meglio il valore delle cose.
Oggi invece tutto sembra sfuggirci via dalle mani.

Siamo sempre più insicuri e più indifesi, di fronte ad un mondo che sembra farci sempre più paura, che abbiamo paura anche di noi stessi.

Una paura questa che non ci consente di aprirci veramente agli altri, poichè ci sentiamo vulnerabili.
E così finiamo per accontentarci di amicizie o amori effimeri, poichè ci permettono di vivere in superficie.. e chissà, forse è proprio questo quello che vogliamo o no?

D’altronde, evitare di andar a fondo alle cose, ma soprattutto a noi stessi, ci dà la sensazione di aver il totale controllo delle cose.

Ma questo, a lungo andare, non può che portarci ad essere emotivamente immaturi, sapete?
Circondarci di relazioni superficiali, non può che farci perdere di vista quali siano i veri legami e la vera capacità di vivere insieme.

Tutto ciò invece potrebbe aiutarci, affinché possiamo riuscire a metter in discussione noi e il nostro mondo.
C’è chi però non è affatto pronto per farlo e così preferisce rinunciare a rapporti veri e rimanere intrappolato nelle proprie paure.

Senza, però, avere la possibilità di crescere davvero, dal momento che è proprio quando ci si mette in discussione e si affrontano i problemi, che si ha anche l’opportunità di capire come vanno realmente le cose.
Ma soprattutto come funzioniamo noi, nel rapporto con gli altri.

E invece no.
In questa società non ci ascoltiamo più, non cerchiamo più di capire l’altro.
Non c’è più posto per le nostre relazioni, per le persone.

Persone queste che ormai usiamo, solo per quello che ci possono dare.
E se tornassimo alle relazioni analogiche?

Mi spiego meglio.
Ricordate che prima per poter vedere una foto, bisognava farla sviluppare?
Che bello, vero?

Ora, con il cellulare possiamo fare migliaia di foto, ma quante di queste finiscono per essere incorniciate?
Questo è il punto della questione.

Oggi abbiamo tutto, quantità, filtri, alta risoluzione, prima invece non c’era nulla di tutto questo.
Ma sicuramente sapevamo riconoscere il vero valore di una foto.

Un valore che non stava nella posa o nel filtro da scegliere.
Avete capito ora cosa intendevo con il “tornare un po’ all’analogico” ?

Al ritornare a quel poco, che però sapeva di buono.
Ad usare meglio ciò che abbiamo tra le mani.

Perché la vera differenza la possiamo fare solo noi.
Basta volerlo.

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