Perdere un genitore è un’esperienza che segna profondamente, ma bisogna trovare il coraggio di ricominciare

Mentre ero al telefono con mio padre, il quale si trovava nella stanza di un ospedale, pensai: è arrivata la parte più difficile.
Questa era la parte per cui avevo cercato di preparare il mio cuore.

Quell’inevitabile giorno, che tutti sapevamo sarebbe dovuto arrivare, dopo la diagnosi di quella patologia , nove mesi prima.

Ogni battuta d’arresto, ogni ricovero ospedaliero, ogni riunione di famiglia ci aveva condotto sin qui.
Sapevamo che questo male ci avrebbe portato via nostro padre, che a poco a poco andava via per poter riposare.

Ero a 1.600 miglia di distanza e non ero in grado di fare altro se non sussurrargli, singhiozzando, attraverso un telefono, che lo abbracciavo.

Quando l’infermiera mi ha detto per telefono: “È finita. Se n’è andato “, ho tirato quasi un sospiro di sollievo.
Mio padre era finalmente in pace.

“Il peggio è passato”, dissi a me stessa.
Ma il mio viaggio di dolore era appena iniziato, invece.
E’ stato tutto così strano dopo.

Anche se sono passati cinque anni dal giorno in cui ho salutato mio padre, sento ancora quella sensazione non piacevole addosso.

Non passa giorno che il mio cuore non senta ancora quella sensazione, come quando voglio condividere con lui un mio successo professionale o come quando mi sembra di intravedere il suo sorriso sul viso di mio figlio.
Non ho ancora superato quella sensazione non positiva e forse non la supererò mai.

E di questo ne sono grata.
Il dolore non è un’emozione fugace, come la rabbia o la tristezza.
Alcuni dicono che si tratti di un processo, ma io non sono d’accordo.

Chiamarlo “processo”, significa anche dire che a questo ci può essere una fine.
Quel momento in cui dici “Sì! Ho finito di provare tutto questo . Non mi manca più mio padre. ”
Ma ciò non è possibile.

Questa sensazione è qui per restare, e la apprezzerei di più se solo smettessi di chiedermi di superarla.
Tuttavia, amo la persona che sono diventata, da quando ho dovuto elaborare un simile evento.
Poichè mi ha reso un amica migliore per chi come me ha perso i suoi genitori.

Attraverso la mia esperienza, so che fare il bucato di un amico, durante un periodo di crisi, significa molto di più che fare una lasagna da metter nel suo frigo.
Quest’esperienza mi ha reso più empatica con gli estranei.

Certo, perché un evento del genere non può che farci riflettere, prima di giudicare qualcuno, che sia ad un supermercato o in mezzo al traffico.

Ricordo ancora quel giorno in cui ho avuto un po’ d’ansia, nel parcheggio del supermercato e ho dovuto abbandonare il mio carrello, perché piangevo troppo per riuscire a sollevare le varie cose.
Un uomo vedendo ciò non ha perso un minuto per urlarmi contro.

Eppure sarebbe bastato essere più empatici, cercando di capire cosa l’altro stava provando in quel momento, o quantomeno, chiedersi cosa l’avesse portato a tanto.
Non credete?

Le persone che portano un peso del genere , non indossano delle magliette con su scritto : “Sii gentile con me, mia sorella è appena andata via “.
Per questo occorrerebbe imparare a praticare la gentilezza.

Queste sensazioni non proprio positive mi hanno reso più coraggiosa, più audace.
Il giorno in cui mio padre mi ha lasciato, sono entrata a far parte di un club che non sapevo nemmeno esistesse.

I membri del club “Ho perso un genitore” hanno coraggiosamente cercato di superare quanto successo, allevando i loro figli, accettando promozioni di lavoro e gestendo la loro famiglia.
Queste persone accolgono i nuovi membri, dicendo semplicemente “E’ successo anche a me” .

Così sono stato accolta anche io, a braccia aperte.
Gli amici che hanno condiviso con me le loro esperienze e che non hanno giudicato la mia rabbia, durante questo percorso di guarigione, sono le stesse persone che cerco di emulare, quando voglio offrire supporto anche io.

Quello che ho provato mi ha insegnato che stare in silenzio con un amico mentre piange, può poter fare davvero la differenza.

A volte bastano semplici gesti per aiutare un amico che sta lottando.
Tutto questo mi ha fatto capire che le azioni parlano davvero più delle parole.

Non ho chiesto io di provare queste sensazioni, ma tutta questa tristezza deve pur dover essere servita a qualcosa.
Ecco perchè penso che provare tutto questo, sia stato quasi un dono, perché mi ha fatto provare emozioni profonde.
Sentimenti che mi ricordano come nulla non potrà mai riuscire a cancellare mio padre dai miei ricordi.

Sì, perdere qualcuno può far male, ma è attraverso il profumo dei nostri ricordi e le lacrime che ancora verso, che riesco a sentire mio ​​padre più vicino che mai.
Quindi non chiedetemi di superare la sua perdita, perchè non voglio superarla.

A volte, capita proprio questo, sapete?
Continuiamo a piangere, per qualcuno che ormai non è più fisicamente con noi, poiché questo sembra darci la sensazione di averlo ancora accanto.

E’ un modo per dire a noi stessi che non è mai andato via davvero.
E chissà, forse ci può far davvero bene, ogni tanto, versare una lacrima, nel ricordare qualcuno che non c’è più.
Cercare di trattenere i nostri sentimenti non serve a nulla.

Piangete, quando ne sentite la necessità, ma non dimenticate mai di vivere la vostra vita, perché è una, e come tale merita di essere vissuta.

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