Pensare troppo è la più grande causa della nostra infelicità. Il problema di tanta gente è che pensa troppo e per di più pensa male

Pensare fa parte della natura umana, è ciò che ci distingue dalle altre creature viventi, ci eleva.

Ci nobilita quando i pensieri si traducono in trasformazione, in azione, in impegno profondo.

Il pensiero è straordinariamente potente. È conoscenza, libertà, è un volo per la mente, è una risposta, una strada, una soluzione.

Ma può essere, tra le altre cose, motivo di infelicità.

Quando? Quando cadiamo nella tentazione della mente di vagabondare eccessivamente, quando rimuginiamo a lungo sullo stesso pensiero che, in questi casi, non è mai positivo.
Quando pensiamo troppo.

Preoccuparsi eccessivamente, pensare troppo, rimuginare continuamente, ci allontana dalle soluzioni, ci rende ansiosi, ci porta ad ingigantire i problemi e le difficoltà.

Avviene in quei momenti un notevole dispendio di energia: rincorrere incessantemente lo stesso o più pensieri, diventa spossante fisicamente, logorante mentalmente.

Lo sosteneva già Aristotele quando affermava: “A volte anche il pensare danneggia la salute”.

Diveniamo inoltre più distratti, fatichiamo a concentrare la nostra attenzione sul presente, su ciò che accade intorno a noi, ad ascoltare veramente qualcuno.

Riflettere, analizzare, valutare senza superficialità, sono decisamente atteggiamenti mentali positivi, da coltivare.

Quando invece i pensieri diventano ripetitivi e non si dirigono mai verso una soluzione, causano malessere, disagio, infelicità.

Diventano una sorta di bagaglio pesante e ingombrante che non lascia spazio disponibile alle riflessioni sane e positive, alla creatività, alla gioia e a volte anche alla lucidità.

Ci si sente letteralmente invasi da un fiume incontrollato di preoccupazioni, emozioni, sensazioni confuse…
Un fiume impossibile da arginare e sulle cui rive diventa estremamente difficile che si fermi la felicità.

Imparare, pian piano, a recuperare il controllo dei nostri pensieri diventa necessario.
È necessario svuotare la mente, alleggerirla dal peso inutile e nocivo dei troppi pensieri.

“Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”

L’invito di Italo Calvino ad affrontare la vita non superficialmente o con incoscienza, ma senza inutili fardelli, senza troppi macigni sul cuore e nella mente, diventa più che mai opportuno.

Se non amate il vostro lavoro, se il vostro rapporto di coppia non vi soddisfa, se siete fortemente dubbiosi riguardo un amico, non è rimuginando che troverete una soluzione. Agite.

Vivere il momento, affrontare i problemi quando e se si presentano, smettere di ipotizzare sempre scenari drammatici, guardare al futuro senza troppa ansia, ma con gratitudine per il presente.
Sono questi gli atteggiamenti da assumere.

Secondo lo psicologo Matt Killingsworth “La mente errante è una mente infelice”, perché spesso insegue pensieri negativi o spiacevoli e ciò che pensiamo influenza notevolmente la nostra felicità.

Proviamo a pensare meno dunque e non vi stiamo esortando a diventare irresponsabili o incoscienti.

È un invito piuttosto.
Un invito a saper cogliere quello che quotidianamente la vita ci offre, un invito alla consapevolezza del presente e a ricordare che:

“Se prendi la vita così come viene, non solo stai meglio, ma sei anche più felice.”
-Louis Armstrong

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