Molti figli litigano per il patrimonio dei propri genitori, ma nessuno litiga per accudirli quando sono anziani o invalidi

Sono tanti, troppi i figli che litigano per contendersi il patrimonio dei propri genitori.

Sono pochi, troppo pochi i figli che litigano per averli con sé e accudirli quando sono anziani o invalidi.

” Non onorare la vecchiaia è demolire la casa dove ci si deve addormentare la sera”.
( Alphonse Karr)

Una citazione che racconta e raccoglie il senso del tema di questo articolo, quello cioè della condizione degli anziani.

La frase riportata utilizza il verbo onorare, che rimanda quindi alla stima e al rispetto che sono cosa diversa rispetto alla scontata e, molte volte, interessata riverenza di facciata.

Quante volte assistiamo a comportamenti che non partono dal cuore, e che puntano esclusivamente a vantaggi materiali?

Quante liti, discussioni, per il gruzzoletto che un genitore anziano ha magari faticosamente accumulato, disinteressandosi del benessere e della condizione della persona?

Viviamo tempi nei quali la società ha completamente dimenticato il significato del verbo onorare.

Si rincorrono obiettivi e si riveriscono idoli, tra i quali il denaro, assurto a simbolo di ogni cosa, sia personale che sociale.

Erri De Luca, nella sua essenziale semplicità, ci descrive un vecchio che al mattino apriva un libro e lo lasciava aperto.

Lo rinchiudeva al tramonto, dopo aver letto, forse, una sola riga.

Alla domanda perchè facesse così, l’uomo rispose che quello era un libro di preghiere, ma che ormai si era perso il senso e la capacità di pregare, e quindi che almeno lo facesse il vento.

Eppure una dei Libri più antichi che il genere umano ha avuto tra le mani ci ricorda, come un ammonimento ed un precetto, di onorare i genitori, qualcosa che non bisogna ripetere come una filastrocca imparata a memoria, ma tentare di praticare.

Perché, il verbo onorare, è diverso da amare e, ovviamente, temere.

Si può amare infatti ma non rispettare una persona, e si può temere, come nel caso di perdere magari l’agognata parte del malloppo, senza conoscere il vero valore del termine amare.

Ecco perchè su quelle Tavole di pietra il verbo che meglio indicava l’atteggiamento da tenere nei confronti di un genitore fosse onorare.

D’altro canto non è solo la Bibbia a ricordarcelo. Prima dell’avvento di questa modernità di plastica la vecchiaia era considerata un valore.

Qualcosa che racchiudeva non solo un patrimonio di saggezza, ma rappresentava un racconto, vivente, delle proprie origini, un diario da ascoltare e tramandare ai nipoti ed alle generazioni future.

Vecchiaia non significa poi solamente questo, come spesso ammoniva Rita Levi Montalcini portando gli esempi di grandi personaggi, come Michelangelo, che fece quella meraviglia che è la cupola della Basilica di San Pietro negli ultimi anni della sua vita, o Bertrand Russel che divenne un grande saggista, filosofo e precursore del movimento pacifista solo negli ultimi anni della sua vita, dopo aver speso una carriera sui numeri come matematico.

Ecco perché occuparsi con dedizione di un genitore anziano non riveste solo un carattere etico o morale, già di per sé importante, ma anche un arricchimento dato dal suo sapere, dalla sua saggezza.

La consapevolezza che questa generazione ha portato noi ad un livello di benessere non spingendo frettolosamente un click sulla tastiera di un computer, ma costruendo con pazienza e umiltà quella casa che ha permesso lo studio, lo svago, ed una qualità della vita da loro sognata in gioventù.

Disconoscere questo, relazionarsi con loro facendoli sentire un ingombro, un intralcio, parcheggiarli in qualche struttura occupandosi solo di amministrare la parte economica, equivale a non riconoscere una storia che è parte di ogni famiglia.

La riconoscenza, lo sappiamo, non é qualcosa di molto valorizzato nell’epoca dei bitcoin, ma questo non ci esime dal fare i conti con la nostra dignità di esseri umani.

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