Guardatevi dai mali mascherati e dai coltelli dietro gli abbracci

Dietro taluni abbracci ci sono coltelli, dietro certuni sorrisi ci sono mali mascherati. È la realtà odierna, dove tutto brilla, ma niente vale.

Luigi Pirandello raccontò l’ipocrisia in questo modo: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”

È quello che sempre più spesso accade ad un numero crescente di persone.

Si pensa di vivere in un ambiente, sia esso quello del lavoro, purtroppo a volte anche quello familiare, o quello delle amicizie, dove le persone che dicono di ammirare, condividere, amare, in realtà si muovono ed agiscono solo per interesse, egoismo, tornaconto.

Non passa giorno senza essere delusi, a volte come increduli di fronte a comportamenti che ci si aspetta in un certo modo ed invece ne rivelano un altro.

Si finisce così in una sorta di deriva personale che fa perdere punti di attracco, sicurezze.

L’ipocrisia è diventata una vera e propria malattia sociale.

Una sorta di contagio che porta un individuo a nascondere dietro sembianze, atteggiamenti amichevoli e disinteressati, una volontà di prevaricazione, di successo.

Cosa si nasconde, e da cosa è alimentata questa malattia sociale?

Sicuramente da un senso di frustrazione, rabbia, invidia.

La persona ipocrita è quella che, pervasa da questo sentimento di inferiorità, ha la grande capacità e scaltrezza di nasconderlo, gestirlo, a proprio uso e vantaggio personale.

L’ipocrita è un soggetto insicuro di se stesso, molto invidioso, che si cuce addosso questa maschera per vivere le proprie relazioni sociali senza volerne manifestare le intenzioni, mosso però da questo tarlo che si auto-alimenta dentro la propria testa ed i propri atteggiamenti.

Jung studiò ed analizzò in profondità tutto questo. Sosteneva che nella società moderna ognuno, a suo modo, indossa una maschera per vivere la sua vita.

La differenza di fondo tra una persona immersa nel suo teatro quotidiano e l’ipocrita, sta nella consapevolezza dei suoi atteggiamenti.

Molte persone infatti si lasciano trasportare, per rimanere nel tema della rappresentazione della vita, nel ballo quotidiano, non sono sempre coscienti di quello che fanno, agiscono perché è così che bisogna essere.

La persona ipocrita invece ha la piena consapevolezza di essere una maschera, pensa ed agisce a suo proprio vantaggio e lo fa con una grande determinazione.

Il problema allora riguarda, per non perdere la metafora utilizzata sino ad ora, la trama di questa rappresentazione, il significato del suo spartito di fondo.

In una parola qual è la direzione ed il senso della società nella quale viviamo? Quali i valori ed i comportamenti ritenuti giusti, premiati?

Se il fine ultimo di tutta la festa è il successo fine a se stesso, una sorta di perfezione costruita sul danaro, l’apparenza, ecco che vengono meno tutti quei valori e quegli atteggiamenti che riconoscono l’essere umano come un soggetto con le sue debolezze, con un cuore, con quelle caratteristiche che nella trama della società odierna sono considerate imperfezioni.

E quindi vanno sapientemente mascherate.

I danni dell’ipocrisia sono notevoli e tutti noi ne constatiamo le conseguenze.

Questo virus porta una persona a non credere più a nulla che non sia un suo immediato e personale vantaggio.

Basta aprire un giornale o leggere qualche notizia sulla politica per rendersene conto.

Viene a mancare completamente il valore dell’autenticità, della sincerità.

Se tutto deve essere una sorta di commedia, di rappresentazione, chi vince in questo ambito è l’apparenza e, sempre più spesso, la falsità.

Sta a noi invertire la direzione di marcia, cambiare passo e danzare un’altra vita.

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