L’importanza di insegnare ai bambini a dire “Per favore”, “Grazie”, “Buongiorno “

Fermiamoci un attimo a riflettere sull’importanza di insegnare ai bambini il valore universale delle buone maniere, il chiedere ” per favore”, rispondere con un ” grazie”.

Una riflessione che ci porta ad ammettere che non sempre questi atteggiamenti sono veicolati ed insegnati ai nostri figli.

Il valore di dire “grazie”, trattare sempre gli altri con rispetto, l’utilizzo della formula “per favore” nelle richieste e nelle interazioni con chi ci circonda, sono manifestazioni di nobiltà e devono essere trasmessi ai bambini.

È essenziale incoraggiare tali abitudini, fare in modo che esse rappresentino un esempio nella quotidianità dei nostri figli.

Porsi nei confronti degli altri con garbo e ogni sorta di riguardo, è un insegnamento prezioso di cui i bambini non vanno privati.

Siamo tutti concentrati sui risultati, sull’affermazione, e troppo spesso dimentichiamo la grandezza dei piccoli gesti, la capacità di creare empatia, educazione, e di esigere, di conseguenza, il rispetto dovuto.

Riflettiamo allora su questi argomenti.

Il potere della cortesia:
i gesti e le parole da trasmettere ai nostri figli

“Buongiorno”, “grazie”, “per favore”; sono atteggiamenti e parole che comunicano cortesia, rispetto.

Sono la base che ogni bambino, a partire dalla più tenera età, deve acquisire, cominciando a mettere da parte l’egocentrismo che caratterizza, normalmente, i primi anni di vita.

Lawrence Kohlberg, noto psicologo dell’infanzia, nella sua famosa teoria sullo sviluppo morale dei bambini, era solito dividere le fasi di crescita degli stessi.

Durante la prima infanzia, tra i 2 ei 5 anni, il bambino è governato solo da ricompense e punizioni, cui segue la seconda fase, quella dai 6 ai 10 anni, nella quale impara a moderare e a governare i suoi atteggiamenti.

Una fase essenziale nella quale il bambino acquisisce la consapevolezza di far parte di una comunità e inizia a gestire richieste e rapporti in maniera più matura, meditata.

Questa tappa è essenziale per poterlo accompagnare nella fase che seguirà, quella dell’adolescenza, nella quale il giovane comincia a sviluppare il senso critico, la propria idea di società, di giustizia, di errore.

Questi atteggiamenti consentono di creare relazioni basate sul rispetto, aprono in maniera spontanea le porte altrui, gettano le basi per rapporti sinceri e leali.

Non sempre, specie ai nostri giorni, tutto questo cresce spontaneamente e quindi, a maggior ragione, è necessario che genitori ed educatori pongano tanta attenzione su questi aspetti.

William Sears e John Bowlby, sulla scia di quanto sin ora esaminato, hanno posto l’attenzione sulla ” teoria dell’attaccamento”: la capacità del bambino di sviluppare relazioni ricche ed importanti.

Questa si acquisisce in primo luogo in famiglia, perché è tra i propri cari che il piccolo apprende e sperimenta il valore e la familiarità dei gesti di cortesia che diventeranno per lui un’abitudine.

Parole positive, gesti di apertura, costituiscono i pilastri di una crescita che porterà il bambino ad avere una percezione chiara di ciò che vuole e di come intende raggiungerlo.

Sono un bagaglio etico prezioso, utile a guidarlo lungo le strade della vita.

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