È l’anima a scegliere la famiglia nella quale nascere

Sull’anima e sulle interpretazioni che ne hanno dato, da tempo immemorabile uomini di fede, filosofi, ma anche persone comuni, sono state scritte tante cose.

Pensiamo difficile darne una esatta, tanto articolate a volte si presentano.

Secondo una certo filone di pensiero esiste il concetto della reincarnazione, differente da quello della trasmigrazione, e anche all’interno di questa idea le posizioni non sono tutte uguali.

Secondo l’idea da poco presentata da Adin Steinsaltz, già riconosciuto Studioso del millennio dalla prestigiosa rivista Time sul finire del secolo scorso, nel suo libro interamente dedicato all’anima, avverrebbe una serie di ghilgul neshamà, ovvero una serie di ritorni per consentirle di adempiere ai compiti a lei assegnati.

La teoria invece che spiega e motiva quella che viene definita degli accordi tra le anime, presuppone che un’anima possa in qualche modo scegliere la nuova vita sulla base delle esperienze che intende sviluppare nella nuova vita.

Secondo infatti l’interpretazione del proprio registro Akashico, termine derivante dall’antico sanscrito e definibile come ” essenza”, un’anima potrebbe in qualche modo scegliere anche la famiglia nella quale (ri)nascere.

Addirittura se in una vita precedente due anime sono state legate da un rapporto di discendenza padre figlio, potrebbero avere piacere di ripetere l’esperienza a ruoli invertiti, ovvero completare un certo destino con ruoli e compiti differenti.

Secondo questa impostazione un’anima, che ha comunque una sua personalità ed un proprio carattere, potrebbe anche scegliere in qualche modo luogo e posto nel mondo nel quale ritornare.

E, sempre secondo questa linea di pensiero, anche la famiglia nella quale nascere.

Walter Makichen, nel suo saggio “Spirit Babes: How To Communicate with the Children You’ve Meant To Have” – Come comunicare con i bambini che si desiderano avere” parla di possibili connessioni tra genitori e futuro figlio.

Pensieri, desideri e vibrazioni dei genitori diventerebbero quindi una sorta di traccia, una mappa scelta dall’anima per aiutarla nella sua nascita in seno a quella data famiglia, in quel tempo storico ed anche in un certo luogo.

In questo caso una sorta di scambio bi-direzionale, e quindi non una scelta decisa dall’anima sulla base del proprio personale disegno.

In particolare la madre, durante la gestazione, attiverebbe un campo magnetico in grado di attrarre l’anima considerata ” giusta”.

Addirittura nel caso di famiglie con più figli la sequenza sarebbe anch’essa decisa dalla predisposizione materna.

Se questa teoria fosse vera, e ci permettiamo però di sollevare qualche dubbio su questo quadro di ” causa -effetto”, un’anima avrebbe la possibilità di scegliere tempi e luoghi a lei più propizi, di permettersi in qualche modo un sentiero più facile ed agevole raccogliendo quei messaggi che la madre in modo particolare invierebbe.

Troppe realtà, casi anche drammaticamente frequenti, ci dicono che questo tipo di legame non appare così chiaro e positivo come la teoria suggerirebbe.

Probabilmente il vecchio studioso di fisica, poi diventato rabbino, Steinsaltz appunto, dal profondo delle sue ricerche aveva ragione nel definire la vita un mistero nel quale ogni anima gioca la sua partita scegliendo compiti non sempre facili. Calibrati, però, con la sua generosità e grandezza.

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