Lamentarsi fa male al cervello: ecco come liberarsi da questa abitudine

Un grande saggio vissuto a cavallo tra il 1700 e 1800 era solito ripetere: ” Se non ti senti felice, fai finta di esserlo. Anche sei sei triste e depresso prova a sorridere, la gioia arriverà di conseguenza.”

Concetto chiaro, che riassume perfettamente l’oggetto dello studio che pubblichiamo, cioè la negatività che il nostro cervello assorbe e, di conseguenza, produce, quando ci lamentiamo continuamente o viviamo a stretto contatto con persone che non fanno altro che lamentarsi.

È infatti dimostrato anche dalla scienza che il frequente contatto con i reclami ha un impatto negativo sul nostro cervello e sui nostri corpi.

È fondamentale quindi tenere a mente questo concetto e fare sì che ogni qualvolta ci troviamo a contatto in pensieri negativi, è giusto sbarazzarsene.

Secondo il neuropsicologo Rick Hanson, il tutto ha anche un suo fondamento.
Vale a dire che la specie umana si è evoluta affrontando continue minacce e quindi la struttura psichica è più sensibile a questi fattori piuttosto che alla gioia e alla spensieratezza.

Però è anche vero che questo frequente e, per certi versi, inevitabile contatto con la negatività ed il pensiero negativo, produce conseguenze al nostro corpo che poi facciamo più fatica ad eliminare.

I nostri cervelli vengono rimodellati da ogni pensiero che abbiamo, che influenza direttamente la nostra costruzione della realtà.

In tutto il cervello c’è una collezione di sinapsi separate da uno spazio vuoto chiamato la fessura sinaptica.

Ogni volta che si ha un pensiero, una sinapsi “spara” una sostanza chimica attraverso la fessura in un’altra sinapsi, creando così un ponte che porta con sé le informazioni rilevanti a cui si sta pensando.

Cosa sono le sinapsi?

Le sinapsi sono zone attive di contatto tra le terminazioni nervose e altri neuroni, cellule muscolari o cellule ghiandolari. Rispetto agli stimoli positivi, quelli negativi producono una maggiore attività neurale e vengono elaborati più facilmente e più velocemente.

E questo fenomeno fa sì che che le nostre sinapsi più forti sono quelle che più definiscono la nostra personalità e rimodellano i nostri comportamenti.

Quindi, i pensieri che sono più presenti nelle nostre teste, rinforzano i ponti all’interno della rete dei nostri neuroni.

Più un individuo presenta schemi di pensiero negativo e tende a rimuginare sugli aspetti negativi di una situazione, più facile sarà ritornare continuamente a questi schemi di negatività.

Il “rimuginio” (rumination in inglese) può danneggiare le strutture neurali che regolano le emozioni, la memoria e i sentimenti.

Quando passiamo molto tempo vicino alle lamentele, i “neuroni specchio”, rendono il nostro cervello correlato a queste persone.

Poiché proviamo ciò che provano, iniziamo naturalmente a scambiare energie negative con queste persone, contaminando di conseguenza anche la nostra capacità di reazione ai pensieri negativi.

Pensieri e esperienze possono infatti portare alla crescita di nuove sinapsi e addirittura modificare la nostra struttura genetica.

In altre parole, la dottrina chiamata della neuroplasticità, afferma che il cervello si forma anche, o si modifica, sulla base di ciò su cui si posa la nostra mente.

Vediamo quindi come bilanciare questi effetti.
Alcuni consigli semplici ma molto efficaci.

1- Impariamo ad essere selettivi.

Non possiamo sceglierci il posto di lavoro o i colleghi, ma possiamo sceglierci le compagnie esterne.

2- Usiamo termini positivi

Anche quando inevitabilmente pensieri e parole tendono verso il negativo, fare subito una correzione di rotta, allenando la nostra psiche a guardare la positività.

3- Lasciare perdere

Alcune cose non possono essere modificate e quindi perseverare nel rimuginio continuo non solo non risolve la questione, ma alimenta solo negatività.

E, cosa più importante, essenziale, è portare la nostra mente e tutta la nostra psiche verso la convinzione che anche le situazioni che non ci piacciono,i problemi, possono essere superati. A patto che la dose di positività al nostro interno, venga costantemente alimentata.

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